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Tentando di salire sul treno degli studenti

Temevo di essere diventato troppo intransigente nel sottolineare come ormai i ragazzi siano privi di educazione.
Pensavo di essere diventato un quarantenne precocemente brontolone ma stamattina sul treno dei pendolari alla stazione di Arcore sul quale con altre centinaia di persone cerco di farmi largo nel muro di liceali che ciondolano sui predellini delle porte, una donna esasperata ha chiesto a una ragazzina di spostarsi e quella, senza fare una piega, ha tolto un auricolare per rispondere: "Oh, sta calma eh!" senza schiodarsi di un millimetro. Se poi riesci ad entrare i ragazzi ti guardano dal sedile, dove spesso stravaccati occupano due posti, con un candore invidiabile, come se guardassero un televisore spento. Buttano un'occhiata allo zaino, una allo sventurato che sta arrancando per sistemarsi, poi tornano sereni a ascoltare l'iPod. Mi ricordano certe auto parcheggiate in seconda fila (quando va bene) di alcuni miei coetanei. Si irritano se fai loro notare che sono la causa di una coda di centinaia di metri: loro sorseggiano intanto il loro cappuccio al bar, qual è il problema? Il problema forse è che quei ragazzi sono figli di questi automobilisti.

Stefano F. 2/2/2010



Quelli che dicono "i politici sono tutti ladri"

Mi capita spesso, come a tanti, di confrontarmi con la svariata umanità che mi sta attorno e il discorso cade sempre in politica. Dalla mia microindagine senza nessuna pretesa con persone di diversa età, cultura, estrazione sociale, emerge un quadro desolante. Il messaggio che passa dai media e che viene poi riproposto dai più è che: 1) i politici sono tutti ladri; 2) i politici sono tutti uguali. Ergo: andare a votare non cambia nulla. Cerco di ribellarmi affermando che qualche partito è quantomeno ladro di altri e che non si può generalizzare; che il sistema comunque va riformato e i privilegi della casta vanno rivisti e ridimensionati, pena il ritorno dell'uomo forte che ultimamente sento sempre più invocare. Ma hai voglia dire che è meglio una democrazia imperfetta a una "buona" (?) dittatura. Hai voglia dire che non si barattano le strade pulite e i treni in orario con la libertà!

Giuliano S. 25/06/2010

Riporto stralci una corrispondenza di Augias.....

Di "frasi storiche" ne abbiamo imparate parecchie a scuola. «Il dado è tratto», «Anche tu Bruto, figlio mio». «Vile tu uccidi un uomo morto».
Napoleone: «Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca». Enrico IV: «Parigi vai bene una messa». Il Risorgimento: «Obbedisco», «Qui si fa l'Italia o si muore», «O Roma o morte», «Tiremm' innanz», «Gran Dio benedite l'Italia!», «Libera chiesa in libero stato". Il predappiano ne sparava a mitraglia, alcune di spaventosa ovvietà: «Chi non è con noi è contro di noi», «O fassismo o aritifassismo», «Noi siamo contro la vita comoda», «Noi tireremo diritto».
Durante la prima Repubblica, si va sul concreto: «A' Fra' che te serve», «Il potere logora chi non ce l'ha». Oggi: «L'Italia è il paese che amo», «Aspettami sul lettone di Putin», «Cara Boniver, bonazza nostra, noi siamo sempre armati di manico», «il tricolore lo metta al cesso, signora», e il famoso remake del «Ghe pensi mi» del grande Tino Scotti.
L'ultima, che forse resterà nella storia è quella di Denis Verdini: «I soldi, frutto di enormi sacrifici miei e della mia famiglia e dei miei soci». Michele D.L.

Com'è la settimana che s'inizia? «Decisiva». Come sono le cifre? «Da capogiro». Com'è l'episodio? «Emblematico». E la spinta? «Propulsiva». Che dichiara l'intervistato? «Non ha dubbi».

La casistica è vasta: la spada di Damocle, le asce di guerra, le tensioni da tagliare con il coltello, gli indizi pesanti come macigni, l'eterna punta dell'iceberg, i panorami mozzafiato, bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti (non s'è mai capito bene) le patate bollenti, i bambini da non gettare con l'acqua sporca, i dialoghi tra sordi, i bastoni in mezzo alle ruote e via dicendo...




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